Written by 6:18 pm Racconti di viaggio

Un thè nel deserto giordano – Il Wadi Rum in bici

Quante volte è capitato di immaginarti a pedalare in un deserto?  Il deserto giordano, il Wadi Rum oppure in un deserto andino come Atacama o Uyuni o nel Taklamakan, in Oriente?

In ognuno di questi ambienti avversi all’esistenza umana vivono delle persone, incredibile vero? Eppure le donne e gli uomini sono in grado di adattarsi alla maggior parte delle situazioni e delle difficoltà mostrando una forza di volontà inaspettata, una resilienza stoica e una temerarietà degna di un eroe.

Il deserto giordano in bici

Un saggio una volta disse che anche il viaggio più grande e difficile comincia con un primo passo. Ogni esplorazione, fisica o interiore che sia, ci permette di confrontarci con noi stessi e con gli altri fin dall’inizio, da quell’indispensabile primo passo.

Ogni incontro, scambio o confronto ci permette di metterci in discussione, di rivedere le nostre convinzioni, di cambiarle e cambiare noi stessi e proprio questo è avvenuto in Giordania, mentre, ignari delle trame che il destino e le nostre pedalate tessevano per noi, ci avviavamo nel deserto Wadi Rum in bicicletta. Tracce arate nella sabbia rossa, pochi punti di riferimento, miraggi e fatica. Il deserto non ha senso dell’umorismo, non scherza mai; anzi, si prende molto sul serio. Ci ha fatto entrare incuriosito per poi afferrare i nostri copertoni e stringerli in una morsa sempre più stretta.

Noi spingiamo, risaliamo in sella e poi spingiamo ancora. La nostra determinazione colpisce il cielo del Wadi Rum che, per noi, si cambia d’abito mostrandoci l’altra faccia del deserto, quella dei milioni di astri che punteggiano la volta celeste vibrando nel gelo della notte.

I custodi del deserto giordano

Da centinaia di anni i beduini custodiscono i segreti dell’immensa distesa di sabbia e montagne rocciose del Wadi Rum.

Solo loro sapevano di Petra – nascosta e incantata – e l’esatta posizione in cui era stata dimenticata, quando l’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt si travestí da pellegrino, un viandante qualsiasi in viaggio verso la tomba di Aronne, per poter constatare con i propri occhi l’esistenza della città perduta.

Solo i beduini conoscono davvero le erbe medicinali che crescono ai margini della distesa arida o nelle oasi, conoscono le nuvole e i venti che attraversano il deserto del Wadi Rum.

 Storia di Ateeq e del suo deserto di Wadi Rum

Ateeq ha 51 anni, 7 figli e decine di nipoti.

Da due generazioni la sua famiglia accompagna i viaggiatori nel deserto giordano mostrando i lati più accoglienti di questo luogo apparentemente sterile e inospitale, talvolta difficile da interpretare.

Da piccolo però, il beduino Ateeq ha sperimentato la vita nomade spostandosi da un luogo all’altro in cerca di cibo per le pecore, i dromedari, gli asini (che venivano utilizzati solo per il trasporto), i cani e le galline. Le donne beduine si sedevano all’esterno, all’ombra di qualche raro albero di acacia o tamerice. O sotto un fico, nelle oasi che rinfrescano la valle della Luna, e filavano la lana.

Poi, quando il sole alto allo Zenit scottava la terra, si riposavano nel silenzio assordante della piana incandescente, magari chiedendosi come facessero alcune specie animali a sopravvivere a quelle temperature impossibili. Poi, con la maestria dettata da una conoscenza tramandata da tempo e l’abitudine nel praticarla, preparavano il thè nel deserto e cuocevano sotto la cenere l’impasto preparato in precedenza. Quando si gonfiava era pronto!

Oggi Ateeq vive nel villaggio di Rum come molti altri beduini e usa il suo fuoristrada per mostrare la sua casa a chi non conosce il Uadi. Scala le montagne indossando un vestito lungo marrone e la kefiah rossa e bianca sulla testa.

Il deserto è dentro Ateeq e Ateeq è parte del deserto.

Lawrence d’Arabia sul monte Rum

Smarriti nell’immensità della landa che si estende davanti a noi fin oltre l’orizzonte, quasi non ci accorgiamo dell’appendice rocciosa che si eleva nel tormentato cielo azzurro. Dico tormentato perché, già dalle prime ore del giorno, la foschia da caldo opacizza la vista creando visioni distorte. Ma torniamo all’appendice di roccia, il monte Rum che, con i suoi 1734 m, si eleva a punto di riferimento per i nomadi del deserto – beduini o viaggiatori che siano.

Thomas Edward Lawrence, il vero nome di Lawrence d’Arabia, scrisse il suo I sette pilastri della saggezza citando anche questa montagna. Proprio lei che domina il Wadi e le sue magnifiche creature: volpi di Blanford, lupi grigi, gatti delle sabbie e stambecchi.

L’ora del thè nel deserto

Con gli occhi vispi persi in qualche dettaglio tra le montagne, mentre la teiera scura di fuliggine è adagiata su un piccolo fuoco nella sabbia, Ateeq racconta.

Narra di come un tempo, invece di annullare la socialità davanti al cellulare, scrutavi negli anfratti per vedere gli animali che li abitavano, osservavi le stelle e restavi, ogni giorno, incantato davanti agli orizzonti mentre discutevi della Vita.

Insomma nel Wadi Rum se succedeva qualcosa tutti se ne accorgevano e nessuno aveva bisogno dei social network per sentirsi parte di una comunità.

Il thè intanto è quasi pronto: all’acqua calda Ateeq aggiunge salvia e cardamomo seccati al sole del Wadi Rum e le foglioline scure della pianta originaria della Cina. Poi, dopo qualche minuto, con estrema cura, versa il tutto filtrato nei bicchierini di vetro.

Sorseggia piano per non scottarsi e sorride ricordando un passato che sembra lontanissimo ormai: la vita nomade dopotutto non gli manca.

Quando vuole stare un po’ da solo nel deserto, carica la grande tenda beduina sulla jeep e si rifugia nei suoi luoghi, in contemplazione. Poi – ridacchia – è felice di poter tornare a casa per una doccia!

Il sole sta per nascondersi dietro una delle rare alture che caratterizzano il Wadi Rum. L’etere risplende e la luce calda dell’ora dorata ci avvolge completamente, addolcendo tutti i nostri pensieri.

Gli occhi brillano ancora un volta mentre confessa che gli anziani riescono ancora, guardando il cielo e annusando l’aria, a prevedere quegli unici 4 giorni di pioggia all’anno nel deserto.

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