Written by 9:42 am Racconti di viaggio

Wakhan Corridor in bici – Shakar, custode dell’Hunting Lodge

Il Wakhan è una sottile striscia di terra polverosa e remota, un lembo di pianeta cinto da invalicabili muraglie di pietra scavate dalla lenta opera del fiume Panj. Quello del Wakhan Corridor è un territorio leggendario che disegna per lunghi chilometri il confine tra Tagikistan e Afghanistan.

Solo sparuti villaggi e piccoli appezzamenti coltivati a ridosso dell’indomabile corso d’acqua delimitano il Pamir tagiko da quello afghano, sotto il controllo dei talebani.

Da Khorog infatti, la strada del Pamir si biforca: da una parte taglia le montagne a Est proseguendo con il toponimo di Pamir Highway, mentre dall’altra continua a seguire l’acqua spumeggiante entrando nel Wakhan.

Nel cuore del Wakhan

Il fiume Panj, indifferente al nostro passaggio, riceve le acque del Gunt proprio all’altezza di Khorog gonfiandosi d’orgoglio e di volume. Insieme al Vakhsh, il Panj – alla nascita Pamir – è uno dei due rami sorgentiferi del ben più noto Amu Darya, uno dei fiumi più importanti dell’Asia centrale con i suoi 2650 km di lunghezza.

Il Panj sembra indomito e noi, minuscoli cicloviaggiatori tra i pilastri rocciosi più alti della Terra, ci sentiamo quasi in soggezione dinanzi alla forza dell’acqua che corre in direzione opposta alla nostra. L’acqua è vita, ma è anche confine e distruzione con frane e alluvioni qualche volta.

A sud di Khorog l’asfalto scompare prima del previsto lasciandoci in balia di sabbia, polvere e terra battuta. I villaggi pamiri sono pochi e sparsi, dopotutto lo spazio tra la roccia e l’acqua è davvero irrisorio. In uno di questi insediamenti una bambina dai capelli corvini gioca con un gruppo di amici.

Villaggi pamiri nel Wakhan

Antonio si fa subito coinvolgere in una partita a calcio e l’entusiasmo contagia tutti.

Incontro con la famiglia di Nuca

La famiglia di Nuca saltuariamente ospita qualche viaggiatore accogliendolo con tea e deliziosi stuzzichini oltre che con frutta e marmellate fatte in casa. Oltre il fiume il governo talebano sta sistemando l’argine e i bulldozer sono inquieti.

Nuca, nella sua felpa gialla, sorride curiosa e ci segue ovunque. Anche a cena è un’anfitrione eccellente e, con la sua ilarità, crea un ponte naturale nelle comunicazioni tra noi e la sua famiglia.

In casa vivono i nonni – il nonno è ammaliato dalla tv, mentre la nonna cucina l’impossibile – e la mamma, sempre indaffarata nelle faccende domestiche. Dopo cena, prima di coricarci sui tappeti, avvolti nei nostri sacchi a peli caldi, inizia una lenta processione verso il bagno: un capanno costruito intorno a un buco puzzolente nella terra. A pochi passi di distanza si trova il lavandino, ossia un torrente fresco che scivola verso il Panj. E nell’aria pungente della notte del Wakhan sembra di udire echeggiare lontano una melodia, come un canto antico. Nella mia testa è Play with Fire dei Rolling Stones.

Il mercato afghano di Ishkashim nel Wakhan

Le mani si stringono amichevoli o indifferenti, i profumi si alternano delicati o pungenti. Le numerose teste ospitano chiome nerissime che incorniciano visi allungati, dalla pelle dorata dal sole. Il mercato afghano del sabato a Ishkashim è una Babele di sguardi, colori, cappelli e lunghe vesti dalle tinte tenui. Nell’aria la fragranza degli arrosticini di pecora avvolge ogni cosa mentre un uomo dalla barba bianca, corta e curata, spiega le sorprendenti proprietà terapeutiche di un unguento verdastro a un militare di ronda. Tagiko, dari, inglese e decine di dialetti del Pamir a inondare il mercato di suoni e voci.

Il mercato lungo il Wakhan

Quello che sorprende di più è un’assenza: quella delle donne afghane.
Eppure tra i banchi improvvisati dei venditori – molti dei quali sono ancora in coda aspettando il proprio turno per accedere alla piazza ed esporre le proprie cianfrusaglie – scorgo solo visi gentili e affabili.

Profumi, lingue e culture del confine

Non resisto ai richiami dei mercanti: una strana pasta nera, densa e puzzolente che sembrerebbe essere miracolosa per i dolori, un braccialetto con inserti blu come l’oceano, una grande sciarpa nella quale avvolgersi nelle serate più fresche. Tanti sono i visitatori, tanti gli stranieri.

Tra questi uno si avvicina a me e Renata mentre stiamo scattando delle foto.

Chiacchierando, scopriamo che si tratta di Giancarlo Corbellini, geografo e viaggiatore che, negli anni ’80, è salito sulle montagne dell’Hindukush con Reinhold Messner. Incredibile le strade della vita!
Una luce di speranza brilla negli occhi dei giovani ambulanti: speriamo possano essere parte attiva di una rivoluzione che accompagni il popolo afghano verso un importante cambiamento sociale.

La fortezza di Yamchun

Ai tempi in cui controllava il traffico di mercanzie lungo questa ramificazione della Via della Seta, la fortezza di Yamchun era ancora più imponente e impenetrabile. Eretta in posizione dominante sul Wakhan Corridor nel III secolo a.C., e conosciuta nell’antichità come Zamr-i-Atash-Parast  ossia Fortezza degli adoratori del fuoco (la religione zoroastriana pervase le vallate tagike provenendo dall’Iran), Yamchun, nonostante le ingiurie del tempo, sembra ancora guardare a un passato ormai lontano di carovane e viaggiatori anomali.

Ci troviamo a oltre 3000 m eppure non sembra anche perché, dinanzi a noi, svettano eterne le cime dell’Hindukush sfiorando il tetto dei 7000m. 4000 m più in alto di noi. 

Visioni dal Wakhan Corridor

Poco oltre la fortezza la strada finisce alle terme di Bibi Fatima dove alcune vasche raccolgono l’acqua calda proveniente dalla pancia della Terra.

Shakar, custode dell’Hunting Lodge

Lo sguardo di Shakar si sposta incuriosito da una bici al carrellino chiedendosi da che parte di universo arrivino questi strani avventori con un cane.

La sua residenza per il periodo estivo è un edificio decadente vicino al nuovo Hunting Lodge, costruito in una valle secondaria, a 850m dalla polvere del Wakhan corridor. Ogni anno questo luogo remoto viene raggiunto da decine di cacciatori che pagano migliaia di euro per poter uccidere una delle straordinarie pecore di Marco Polo, giganteschi mammiferi che pascolano tra i pascoli inaccessibili del Pamir.

Una notte tra montagne, lupi e umanità

Stanotte dovrebbero arrivare due cacciatori russi che partiranno nell’oscurità delle 5 per la caccia al trofeo.

Shakar è di Alichur, pamiro. Ha occhi profondi e capelli non ancora tinti dallo scorrere inesorabile del tempo. La nostra visita è inaspettata, ma non ci pensa due volte a preparare del gustoso lagman per cena.

Noi, sporchi e impolverati dalla testa ai piedi, sogniamo quella meravigliosa sensazione che riesce a trasmetterti solo l’acqua sul corpo stanco. Shakar sembra leggerci nella mente: accende il fuoco in una vecchia stufa che inizia a riscaldare una stanza. Dopo una mezz’ora la sauna è pronta: l’atmosfera calda dopo l’aria gelida della giornata è come il proseguimento di un percorso kneipp e il benessere corporeo e spirituale è immediato. Per lavarci misceliamo l’acqua fredda con quella bollente inebriandoci a ogni colpo di mestolo.

Mentre serve la cena Shakar ci invita a portare dentro anche Nala, “Fuori ci sono i lupi di notte”.

Non ci sono torte o pasticcini per festeggiare il mio compleanno sulla strada, ma l’uomo mi regala un paio di calze fatte a mano nel Pamir e una gioia intensa mi inonda il cuore.

Domani entreremo nella zona speciale dello Zorkul lake spingendoci, ancora una volta, al confine tra le terre tagike e quelle afghane del Wakhan.

Documenti e permessi per viaggiare nel Pamir (Tagikistan)

Se stai pianificando un viaggio in bici o trekking nel Pamir, è importante avere tutti i documenti necessari per entrare in Tagikistan e nella regione autonoma del Gorno-Badakhshan (GBAO). Ecco un elenco pratico:

  • Passaporto valido – Deve avere almeno 6 mesi di validità residua al momento dell’ingresso in Tagikistan.
  • Visto per il Tagikistan – Obbligatorio per la maggior parte dei viaggiatori. Può essere richiesto online tramite e-visa o presso le ambasciate tagike. Serve come permesso generale di ingresso nel paese.
  • OVIR / Registrazione locale – è la registrazione dell’ingresso e, se non si è in possesso dell’e-visa, deve essere fatta entro 10 giorni dall’ingresso.  Serve a notificare la tua presenza sul territorio e può essere richiesta dai check-point del GBAO.
  • Permesso speciale GBAO (Gorno-Badakhshan Permit) – Necessario per entrare nella regione autonoma del Pamir. Può essere ottenuto online prima della partenza o tramite agenzie locali a Dushanbe o Khorog. Serve come autorizzazione ufficiale per viaggiare in zone remote e controllate della regione.

Consiglio: porta con te sempre copie digitali e cartacee dei tuoi documenti, poiché in alcune zone del Pamir la connessione a internet è limitata e i check-point possono essere isolati.

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