Written by 2:04 pm Trekking in Italia

Rifugi in Valmalenco 2 gg tra Carate, Marinelli e Bignami

2 giorni di trekking tra i pendii dell’Alta Valmalenco, una vallata che si insinua ai piedi della vetta del Bernina

I rifugi in Valmalenco sono sparsi su tutto il territorio compreso da questa ammaliante vallata laterale della ben più nota Valtellina.

In questo itinerario di due giorni tra i pendii rocciosi, spesso verticali, ai piedi del Piz Bernina, passeremo da tre rifugi utilizzati da escursionisti e alpinisti come appoggio per trekking più lunghi o per attaccare qualche vetta limitrofa.

Itinerario Anello da Campo Moro
Gruppo Montuoso Alpi Retiche Orientali
Dislivello 1073 m
Distanza 21 km
Quota max 2819 m
Tempo indicativo 4 ore + 3 ore
Difficoltà Media – Tratti ripidi e ghiaione
Quando andare Giugno – Inizio Ottobre
Notte Rifugio Carate
Acqua Reperibile ai rifugi o filtrandola dai torrenti
Altri punti di appoggio Rifugio Marinelli, Rifugio Bignami
Cane friendly Sì – percorribile con cani abituati a terreni sconnessi (vedi sezione dedicata)
Avvistamenti
  • Gipeto (zona Rifugio Marinelli)

  • Stambecchi (Rif. Marinelli e Forcella di Fellaria)

Criticità Terreno sconnesso prima della Forcella di Fellaria
Parcheggio Campo Moro 8W3J+F5 a pagamento e gratuito
Segnaletica Segnavia Cai ben visibili

Il lago Campo Moro (1934 m), soprattutto nei fine settimana estivi, è una meta frequentata e il primo approccio all’area potrebbe spaventare gli amanti della quota e del silenzio. In effetti l’area è molto battuta anche dagli alpinisti che raggiungono il rifugio Marinelli – e oltre il Marco e Rosa – per sfidare le asperità del Bernina e portare a casa la vetta.

1° giorno – Ascesa al Marinelli

Dalla diga saliamo subito nel bosco imboccando il sentiero alto. Un tripudio di farfalle e orchidee selvatiche attira continuamente l’occhio ed è difficile non fermarsi a scattare fotografie.

La scalinata costeggia in parte il costone roccioso della montagna e ci si può aiutare con le catene che proteggono il sentiero. Gli abeti secolari dalle enormi radici superficiali sono i custodi del bosco e costeggiano il trail sporgendosi nel vuoto.

Più avanti il sentiero si stringe insinuandosi tra la vegetazione alpina. La segnaletica è ottima quindi non temere di perdere la retta via (sempre presenti i segnali Cai rossi e bianchi 342/1). Alle nostre spalle le cime che contornano la bassa Valtellina e, più in là, i picchi delle Orobie.

I rododendri sono già in fiore e Nala approfitta di ogni cono d’ombra per una rapida pennichella.

Con il naso all’insù

Manca ancora un’oretta al Rifugio Carate (in totale considera circa 2 ore e mezza), il primo tra i rifugi Valmalenco che incontriamo, e il tracciato sale ripido e senza ripari dal sole. Poco oltre metà ascesa una pozza naturale può dare refrigerio ai più calorosi. Giungiamo finalmente al Rifugio Carate a 2636 m, a pochi passi dalla bocchetta di Forbici, affacciato sul pendio sottostante.

Il cielo è terso e, in lontananza, qualche sasso smosso da ungulati fugaci rompe il silenzio della montagna.

Oltre il Carate, uno dei rifugi in Valmalenco

La bocchetta di Forbici sovrasta il rifugio Carate di una manciata di metri e, come una porta su un giardino segreto, è l’accesso a un mondo fantastico: quello del gruppo del Bernina e del suo ghiacciaio splendente sotto i raggi del sole. Nala corre verso un nevaio per tuffarsi nella freschezza candida: gioia pura!

Due laghetti d’alta quota formati dallo scioglimento della neve – e del ghiaccio – precedono l’ultimo assalto al Marinelli Bombardieri, a 2813 m. Il rifugio si sporge sulla conca del Piz Bernina, del Piz Roseg, del Pizzo Sella e delle altre vette del gruppo.

Dalla parte opposta trionfa Cima di Caspoggio con i suoi 3136 m.

Per trascorrere la notte, dopo una birra carissima al Marinelli e un inaspettato avvistamento di gipeto, torneremo al rifugio Carate dove saremo gli unici avventori insieme a un ragazzo di Cantù.

Il tuo cane in rifugio

Condividere questi spazi con il proprio cane è un privilegio che richiede attenzione e rispetto: per i rifugi, per la fauna e per chi cammina con noi. Se sei in montagna con il tuo cane, il rifugio Carate accetta gli animali anche per la notte in stanza con un supplemento di 20€ (se vuoi affrontare questa escursione, contatta prima il rifugio per chiedere maggiori informazioni).

Non dimenticare: sii sempre rispettoso dei luoghi dove soggiorni e provvedi al meglio ai bisogni del tuo quattro zampe.

2° giorno – Lo stambecco di Forcella Fellaria

Nella prima giornata del nostro trekking abbiamo già visitato due dei rifugi in Valmalenco sul nostro cammino. Oggi sarà il turno del Bignami: l’ultimo avamposto in quota prima della discesa al lago di Campo Moro.

Dal rifugio Carate ci incamminiamo in direzione della forcella di Fellaria con Nala sempre in testa alla carovana. Il sentiero, dapprima in terra battuta, diviene presto un cumulo di grossi detriti da superare, spesso saltellando da un masso all’altro. Dopo 1 ora, quando ci troviamo in prossimità della forcella di Fellaria, scorgiamo lui, il re delle rupi.

Le due corna simmetriche denotano la veneranda età e la calma con la quale non considera la nostra presenza minacciosa è commovente. Il grande stambecco resta indifferente al nostro lento e goffo incedere, dopotutto è lui il sovrano di queste montagne. Dalla forcella ci godiamo il panorama che si affaccia sulla conca del ghiacciaio omonimo.

Il ghiacciaio Fellaria

La discesa verso il Bignami, l’ultimo rifugio Valmalenco che visitiamo, è lungo una via facile tra nevai, detriti e, infine, terra battuta.

L’acqua scorre verso il lago artificiale dando vita ai pascoli d’alta quota. Man mano che perdiamo quota la vista sulla mole di ghiaccio è sempre più suggestiva anche se, ahimè, ci rendiamo conto di come, veloce e inesorabile, il ghiacciaio perda spessore.

Capre punteggiano le distese prative e il Bignami ci accoglie con cibo caldo e la stufa accesa nonostante sia piena estate. Da qui potremmo risalire verso il ghiacciaio, ma preferiamo goderci lo spettacolo delle cascate d’acqua dal basso.

Il rientro allago di Campo Moro è lungo il single trail a destra del bacino, tra orchidee selvatiche e specie botaniche a me sconosciute. Tra queste montagne passa anche il Sentiero Roma che speriamo di percorrere presto! In fondo allo sterrato, attraversiamo la diga e lentamente torniamo all’auto dopo una due giorni piena di stupore e bellezze d’alta quota per concludere il nostro giro.

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