Written by 6:34 pm A piedi con il cane, Viaggiare con il cane

Trekking con il cane: 8 cose fondamentali da sapere prima di partire

Trekking con il cane

Condividere un’esperienza di trekking con il cane è qualcosa di profondamente meraviglioso.
Questi fantastici pelosi sono esseri speciali, capaci di adattarsi alle nostre esigenze con una naturalezza disarmante.
Anche noi, però, dobbiamo fare la nostra parte: imparare a conoscerli, rispettare i loro limiti fisici e caratteriali e adattare le nostre attività a chi ci cammina accanto.

Nala, per esempio, ama la neve, camminare ed esplorare.
Ma dopo diversi chilometri — quando viaggia nel carrellino — diventa insofferente e comincia ad abbaiare.
Non sopporta l’acqua e raramente sono riuscita a farla tuffare in un lago — per non parlare del mare, che con l’acqua salata diventa automaticamente off limits per lei.

Perché il trekking con il cane cambia il modo di viaggiare

Ci sono tanti motivi per fare trekking con un cane: condividere la bellezza della natura e delle montagne, gli odori del bosco e dei prati fioriti, l’erba fresca sotto le zampe o — perché no — una pozza di fango.

Facendo trekking con il proprio cane si impara:

  • la lentezza, rallentare per cogliere davvero ciò che ci circonda;
  • l’osservazione, scorgere movimenti impercettibili, come un rapace in cielo o uno scoiattolo tra i rami;
  • l’ascolto, percepire il fruscio delle fronde, il bubolare lontano di un gufo, il gracidare delle rane;
  • la complicità, riconoscere i propri ritmi vitali e condividerli in un equilibrio armonioso.

“Camminare con un cane è un atto di fiducia reciproca.”

Conoscere il tuo cane prima del sentiero

Conoscere il proprio cane significa anche saper leggere i segnali che ci manda lungo il sentiero, soprattutto quando fatica inizia a farsi sentire. Prima di partire per le alte quote è importante capire quali percorsi escursionistici siano adatti anche al nostro compagno di viaggio.
Nala è una taglia media, con una corporatura adeguata alle camminate e alle corse, ma un’altra tipologia di cane potrebbe essere meno predisposta a lunghe esplorazioni.

Età, razza e carattere contano (ma non decidono tutto)

La morfologia dei nostri quattro zampe è uno dei fattori che influenzano la predisposizione al trekking, ma non è l’unico.
Allenamento, età e carattere del cane ci danno indicazioni preziose sul tipo di attività praticabile.

C’è però un altro aspetto fondamentale: imparare a conoscere davvero il nostro cane.
Comprendere i suoi bisogni, riconoscere i suoi limiti e rispettarli è ciò che ci permette di partire insieme in modo consapevole.

Nala, come dicevo, è una cagnolona piuttosto attiva, ma anche lei può trovarsi in difficoltà. Succede quando fa molto caldo, durante lunghe discese o dopo aver percorso diversi chilometri.

Come faccio a capire quando si avvicina al limite?
Lo ammetto: non sempre me ne accorgo subito. Ma fortunatamente Nala è un’ottima comunicatrice e riesce a farmi capire il suo disagio con segnali semplici ma chiari: si siede spesso, si sdraia, cerca l’ombra quando la temperatura diventa per lei troppo impegnativa.

Ogni cane ha il suo passo e il suo sentiero

A prescindere dalla lunghezza di un percorso, esistono itinerari escursionistici oggettivamente difficoltosi per i nostri amici animali. Alcuni esempi sono le vie ferrate, i tracciati con metri in arrampicata o grossi scaloni, i tratti attrezzati con catena che strapiombano sulla vallata sottostante.

Portare il nostro quattro zampe su queste vie non vuol dire solamente mettere in pericolo la loro vita, ma anche la nostra.

Fatta questa premessa, sicuramente esistono escursioni di diverso livello che prevedono il superamento di differenti tipologie di fondo che potrebbero spaesare, più o meno, il nostro cane.

Dislivello, fondo e lunghezza

Prima di partire per un trekking con il cane dovremo (questa è la parte meno romantica, ma la più importante).:

  • programmare bene la lunghezza della tappa (senza esagerare e con le dovute pause – ricordiamoci sempre che i nostri amici cani dormono molto durante una qualsiasi giornata)
  • calcolare con obiettività le possibili difficoltà nel percorrere il fondo del tracciato (ghiaia, terra battuta, erba, neve)
  • non sottovalutare il dislivello positivo da affrontare, ma anche quello negativo (prima di tutto per noi, ma poi anche per loro)
  • considerare – in base alla stagione – l’esposizione al sole del percorso, gli eventuali punti ombra o ripari come abbiamo fatto nel nostro trekking tra i rifugi della Valmalenco
  • informarci sulla presenza o meno di fonti d’acqua ufficiali e agire di conseguenza ricordandoci che il nostro cane, soprattutto se fa caldo, dovrà bere davvero tanto.
  • valutare se utilizzare una crema protettiva sulle zone più delicate del corpo, anche a fine giornate per le zampe. Nala, per esempio, ha il naso rosa che è molto sensibile alle esposizioni solari così cerco sempre di proteggerlo con crema solare e idratante.

Meglio un sentiero facile che uno “da foto”

Vogliamo andare in montagna con il nostro cane?

Iniziamo con escursioni facili, che ci permettano di capire la reale predisposizione del nostro quattro zampe a questa attività e di iniziare ad allenarlo gradualmente per le uscite successive.

Ricordiamoci sempre che il ritmo del nostro cane viene prima del nostro.

Durante le prime esperienze insieme, fermiamoci ogni mezz’ora circa per osservare il suo stato fisico e mentale, offrire acqua fresca (se non presente in natura) e permettergli di recuperare energie.

Lo zaino del cane

Abbiamo scelto l’itinerario da seguire, ora è tempo di preparare lo zaino — anche per il nostro cane.

Prima di tutto, ricordiamoci l’antiparassitario contro zecche, pulci e zanzare (io, ad esempio, utilizzo Frontline Tri-Act o Advantix, ma confrontati sempre con il tuo veterinario).

In base all’itinerario — uscita in giornata con rientro o notte in quota — non dimentichiamoci di portare:

  • una ciotola pieghevole per acqua e cibo

  • cibo sufficiente per i giorni in montagna, con un abbondante extra per compensare il maggiore dispendio energetico

  • crema protettiva per naso e zampe, soprattutto su neve, ghiaia o sole intenso

  • una coperta e un gioco, per creare un ambiente familiare anche lontano da casa

  • una lunghina, per permettere al cane di camminare al suo ritmo senza perdere il contatto con noi

  • una museruola, nel caso si utilizzino mezzi pubblici o venga richiesta nei rifugi

  • un asciugamano, sempre utile dopo pioggia, fango o attraversamenti d’acqua

  • un documento identificativo, come il libretto sanitario o il passaporto dell’animale

Notte in rifugio, bivacco o tenda

Se vogliamo trascorrere una notte in montagna con il nostro amico quattro zampe, dobbiamo prima scegliere come farlo.
Preferiamo il comfort di un rifugio — sempre che sia presente lungo l’itinerario e accetti i cani — oppure optiamo per una soluzione più spartana come un bivacco?
In alternativa, senza l’obbligo di arrivare chissà dove, possiamo piantare la tenda e goderci tramonto e alba all’aria aperta, ma il peso da portare sulle spalle sarà maggiore.

Rifugio

Non tutti i rifugi nella Alpi e negli Appennini accettano di ospitare il cane di notte. Alcuni non sono equipaggiati con spazi adeguati, altri preferiscono dire di no. Alcuni però, come il Carate che abbiamo incontrato nel giro dei rifugi della Valmalenco, permette con un supplemento di portare il proprio quattro zampe con sé. In altre occasioni il cane può essere alloggiato nel locale caldaia, nella legnaia o nell’area bivacco, dipende dal gestore. Il mio consiglio è quello di chiamare sempre con anticipo per informarsi sulla fattibilità e anche per prenotare il posto nel rifugio.

Ricordiamoci inoltre che un rifugio è uno spazio condiviso: il nostro cane deve essere tranquillo, silenzioso e rispettoso degli altri ospiti.

Bivacco

Dormire in un bivacco con il proprio cane è più semplice perché ci si autogestisce lo spazio. Anche in questa occasione però bisognerà pensare a creare un angolo sicuro che possa accogliere il quattro zampe e farlo sentire a proprio agio.

I bivacchi possono essere freddi, umidi e rumorosi durante la notte: vento, animali, scricchiolii. Un cane abituato a dormire all’aperto o in tenda si adatterà più facilmente, mentre uno più sensibile potrebbe faticare a rilassarsi.

Tenda

Con la tenda si può dormire ovunque, ma bisogna rispettare delle regole. In Italia per esempio si può fare il bivacco di emergenza dal tramonto all’alba, ma il campeggio libero in generale è vietato. In Francia invece, sulle Alpi, il wild camping è permesso lungo i trekking come il giro del Queyras che io e Nala abbiamo seguito con Simona. Nala dorme tranquillamente in tenda con me facendosi la cuccia con una coperta.

L’importante è scegliere luoghi discreti, arrivare tardi, ripartire presto e non lasciare alcuna traccia del nostro passaggio.

Incontri con animali e persone

Lungo i sentieri di montagna è facile incontrare altre persone: escursionisti, famiglie con bambini, anziani, altri cani.
Per questo è fondamentale conoscere il nostro cane e sapere — o almeno intuire — come potrebbe reagire in diverse situazioni.

Il cane che incontriamo è al guinzaglio o libero?
Ci sono bambini, magari imprevedibili nei movimenti?
Il sentiero attraversa zone frequentate da animali selvatici che potrebbero risvegliare l’istinto predatorio del nostro quattro zampe?

Ogni contesto è diverso, e ogni cane reagisce a modo suo.

Se non conosciamo ancora bene il comportamento del nostro cane in montagna, il consiglio è semplice: lunghina sempre.
Una lunghina permette al cane di muoversi, esplorare e seguire il proprio ritmo, lasciando però a noi il controllo della situazione.

Incontri con altri cani

Non tutti i cani amano socializzare, soprattutto in ambienti nuovi e stimolanti come la montagna o se sono al guinzaglio.
Anche il nostro cane, per quanto equilibrato, potrebbe reagire in modo diverso dal solito.

  • Accorcia la lunghina in fase di incrocio

  • Mantieni la calma e comunica sicurezza

  • Non forzare l’interazione se uno dei due cani mostra segnali di disagio

Un incontro evitato è sempre meglio di un incontro gestito male.

Incontri con animali selvatici

Caprioli, camosci, marmotte, stambecchi: la montagna è casa loro.
Per un cane, anche il più tranquillo, questi incontri possono attivare istinti profondi.

Un inseguimento può trasformarsi rapidamente in una situazione pericolosa:

  • per l’animale selvatico

  • per il cane

  • per noi, che potremmo trovarci su terreni esposti o instabili

Per questo motivo, in zone frequentate da fauna selvatica, tenere il cane sotto controllo è un atto di rispetto e di sicurezza.

Rispetto prima di tutto

Camminare con un cane in montagna è una grande responsabilità.
Non tutti amano i cani, non tutti si sentono a loro agio e non tutti i sentieri sono spazi “liberi” soprattutto nei fine settimana estivi.

Il rispetto per le persone, per gli animali e per l’ambiente è ciò che rende il trekking con il cane un’esperienza bella — per tutti.

Nala and Nuca

La cosa più importante: osservare il tuo cane

Giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, imparerete a riconoscere ciò che gli piace davvero e ciò che invece è meglio evitare.

Osserva come cammina, dove rallenta, quando cerca l’ombra o si ferma. Ascolta i segnali sottili che ti manda: un passo più corto, una sosta improvvisa, uno sguardo che chiede tregua.

Il trekking con il cane non è una questione di chilometri, ma di attenzione. Più imparerai a leggere il suo linguaggio, più il vostro rapporto diventerà intimo, profondo e autentico.

Perché alla fine, il sentiero giusto è quello che potete percorrere insieme.

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